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Flucht vor dem Pendel

In der letzten onde haben wir bereits über das Problem der Abwanderung junger italienischer Akademiker aus ihrem Heimatland berichtet. Ihre Gründe sind vielfältig und haben nicht nur mit der momentanen Arbeitsmarktsituation zu tun. Auch Daniele Pigato verließ Italien – um sich seinen inneren Rhythmus zu bewahren.

Ho letto solo ora un breve articolo su Repubblica online a proposito di una rapina a Napoli. La moglie del giocatore Cavani viene rapinata ma poi, recita l’articolo, le viene restituito l’orologio facendoglielo ritrovare in un sottoscala. Con una telefonata anonima i rapinatori rimettono le cose a posto: la signora Cavani riprende il suo gingillo da 18.000 euro, i tifosi sono sollevati nelle loro coscienze e la camorra ha mostrato il rispetto che a Napoli il calcio merita. Qualcosa però offende la mia sensibilità. Ecco, è arrivato il momento di mettersi a scrivere e pensarci sopra.
I dati statistici del blog intitolato La fuga dei talenti del sito Italiansonline sono sempre più allarmanti. L’ultimo articolo, “Laureati con la valigia: l’Istat conferma”, del 24 luglio, rivela che il flusso di laureati che lasciano l’Italia per cercare altrove condizioni migliori o semplicemente decenti è in continuo aumento. Ma perché andiamo via? Perché lasciamo il Belpaese? Non so. Siamo in tanti a lasciare l’Italia e racconterò perché sono andato via io. Non prima di fare un breve esempio.

Aus dem Gleichgewicht

A casa dei miei c’erano e ci sono ancora due pendoli. Il fascino del pendolo è enorme, perché attraverso un sistema di molle, bilancini, pesi e contrappesi, si muove in modo regolare (o quasi) e riproduce così i minuti e le ore. L’orologio ha cominciato ad affascinare molto i filosofi a partire dal Seicento, con Cartesio per esempio. Dio veniva paragonato a un orologiaio che con un disegno intelligente ha dato struttura all’universo. Ma torniamo al pendolo. Ogni individuo ha un ritmo interiore, o cerca di averlo. Cerchiamo spesso nella nostra vita la regolarità delle nostre azioni, soprattutto nelle azioni morali. Cosa intendo? Ognuno di noi è costantemente stimolato dall’esterno e tende a perdere il ritmo regolare del suo pendolo soprattutto per un ‘disturbo morale’.
Per esempio: ci iscriviamo a un’università che ha un numero chiuso, ci prepariamo per un test, studiamo tutta l’estate e poi veniamo bocciati. Veniamo a sapere, però, che il test era truccato (non sempre ovviamente!) e che più d’uno aveva le risposte prima dell’esame. Ecco che non riusciamo più a oscillare in modo regolare perché altri pendoli non fanno altrettanto. Oppure: andiamo a lavorare in un ristorante e siamo costretti a fare straordinario non pagato. Il titolare si lamenta della crisi e tentiamo in tutti i modi di difendere il nostro posto di lavoro. Veniamo però a sapere che i clienti di questa sera non pagano, così come i due poliziotti in fondo alla sala, come accade tutte le domeniche a quest’ora. E via dicendo.

Viele ungewollte Extrawürste

Tuttavia, succede spesso anche il contrario. Arriva un amico nella nostra città e lo invitiamo in riva al mare a mangiare pesce o funghi e tartufo. Avvertiamo il ristorante: si tratta di amici speciali, e chiediamo se può cucinare qualcosa di straordinario. O ancora. Chiediamo a un amico di famiglia se può assumere nell’azienda di vini, anche per un anno solo, nostro nipote, in modo che faccia esperienza. Chiediamo cioè un trattamento particolare e di nuovo il pendolo nostro e quello dei conoscenti a cui facciamo tali richieste oscillano in modo irregolare. Questa è l’Italia che ho lasciato io. Piena di conoscenze e amicizie.Al bar, per esempio, piena di affettuosi saluti del tipo, “architetto, saluti alla signora”, “avvocato, oggi abbiamo per Lei un piatto speciale di pasta al cartoccio”. Insomma, sempre qualcosa di eccezionale. Soprattutto quando ci sono di mezzo degli architetti che possono tornare utili, avvocati o muratori che fanno prezzi speciali, e così via.

Endlich nur noch einer unter vielen

Ho lasciato proprio questo paese rinunciando a essere qualcuno di speciale, ma godendo invece l’orgoglio di essere trattato come tutti gli altri, come tutti quelli che rispettano le stesse regole. Ecco perché la mia sensibilità è stata urtata dall’articolo sulla rapina alla moglie di Cavani.La camorra ha come regola quella di fare profitti in modo perlopiù illecito. Ma l’ignominia è che di fronte alla moglie dell’idolo del calcio Cavani si compia un’eccezione. La morale non è essere buoni ma essere coerenti. Agire il più possibile nello stesso modo perché è il nostro modo di essere naturale. Questo è impossibile, lo so bene. Ma meno teniamo il ritmo interno e più la società diventa un caos. Ecco perché ho lasciato l’Italia: per cercare di andare con il mio proprio ritmo e non oscillare sempre a opera di spinte esterne.

Daniele Pigato, Francoforte sul Meno