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Horchst du noch oder lebst du schon?

Wo Pluralismus herrscht, wird gerockt: Als Europas Musikfabrik produziert Skandinavien erfolgreiche Metal- und Rockgruppen im Akkord. In Kasachstan bleibt die Szene überschaubar, im Irak gab es lange genau eine Metalband – bis zu ihrem selbstgewählten Exil. Eine Reise zum Zusammenhang zwischen Demokratie und alternativer Musik.

“Fuck you, I won’t do what you tell me!” non è solo il simbolo di una ribelle frase adolescenziale, ma anche un verso della canzone Killing in the name of dei Rage Against the machine, uno dei gruppi più popolari e più politici degli anni ’90. Fino ad oggi questo verso è stato cantato urlando alle feste quando, sul tardi, si esaurivano i pezzi classici. Queste parole fanno appello non solo alla disobbedienza all’autorità, ma rappresentano anche la forza della musica alternativa nel nutrire la società cercando di guadagnarsi un libero spazio politico.

Der Metal hilft, das gesellschaftliche Korsett abzulegen

Proveniente dal vecchio e basso edificio si sente il suono cupo delle chitarre elettriche e il fracasso della batteria. L’ingresso conduce direttamente alla sala sorretta da colonne, nella quale questa sera suona una manciata di gruppi metal. Sulla pista da ballo una trentina di ragazzi si scatenano tra headbanging e violent dancing – un misto di capoeira e pogo. Non si tratta, però, di un normale mini festival nel centro giovanile di una piccola città europea: questa sera si esibisce quasi l’intera scena metal di Almaty, la più grande città del Kazakistan, che può vantare quasi lo stesso numero di abitanti di Monaco di Baviera.
L’esibizione di un paio di giovani gruppi hard-core, rock e metal è preziosa per la Repubblica del Kazakistan. Nel Paese che la maggior parte della gente associa a Borat, la musica al di fuori della sala buia sembra essersi fermata: solo la voce dei Modern Talking cigola ancora alla radio.
Ma, anche politicamente, a stento si fanno passi avanti: il presidente Nursultan Nasarbajew governa dal 1991 con un sistema semiautoritario fatto di corruzione e nepotismo, l’opposizione è soppressa. La società lascia agire i despoti. Stampa critica e protesta sociale sono tanto rari quanto l’acqua potabile sulla Terra – ma anche quanto i gruppi metal e rock.
Le prove musicali dei gruppi e i concerti costituiscono per i giovani degli spazi liberi dall’influenza dello Stato e dalle costrizioni sociali. Attraverso la musica alternativa i giovani sono riusciti a spogliarsi dello stretto corsetto nel quale erano stati costretti sin dalla loro infanzia da una società intrisa di patriarchismo e collettivismo. Due volte a settimana le Octarine, un gruppo metal costituito esclusivamente da ragazze, depongono questo corsetto per un paio d’ore. In un Paese in cui fumare sigarette “non si addice” a una donna e in cui è l’uomo che decide cosa deve indossare la sua compagna, un’Anna alla batteria e una Tanja che grida al microfono rappresentano la rottura di un tabù e sono per sè degli atti altamente politici.
La girlband new metal Octarine significa per le giovani musiciste autodeterminazione concretamente vissuta – il fulcro della democrazia liberale. Ma significa anche essere parte di una sottocultura universale che non si ferma neanche davanti ai confini nazionali all’interno dell’Asia centrale. Le esibizioni nel vicino Kirghizistan, che si trova in un rapporto teso con il Kazakistan, sono una dichiarazione di guerra alla propaganda degli Stati che pensano la propria storia in termini esclusivamente nazionali e mitizzanti.

Der Koran als Waffe gegen E-Gitarren

Pian piano questa appartenenza alla comunità mondiale degli amici della musica heavy avvelena i regimi autoritari di metal e rock. Il gruppo cinese Ego Fall, che suona un misto tra death metal e folklore, non può esibirsi pubblicamente nella Repubblica Popolare. I concerti sono organizzati, come incontri cospiratori, in garage sotterranei nei quali si poga e si scuotono le chiome. Per alcuni minuti i fan del metal sono liberi dal controllo dello Stato e possono esprimersi lontani dal livellamento delle loro preferenze individuali. E poi, sudati, tornare a casa, come se non fosse successo nulla.
La musica alternativa incontra in modo particolare la resistenza di quegli Stati che descrivono apertamente l’Occidente come il nemico della morale. E la musica rock e metal è intrisa di americanismo ed europeismo. Nel 1997, in Egitto, si spezza il binario di questa avversione. Oltre cento giovani vengono arrestati con il pretesto di satanismo. Il Gran Muftì richiede per loro la pena di morte. Il loro reato: indossano T-Shirt nere, hanno i capelli lunghi e alcuni indossano berretti dei Chicago Bulls – le corna del toro sono interpretate come simbolo del demonio dallo Stato. Similmente la scena musicale del vicino Maghreb viene ridotta al silenzio a suon di bastonate.
È importante sapere che la musica, nell’Islam, si muove fondamentalmente in una zona grigia. Molti intellettuali, ad esempio, si considerano non ben accetti da Dio. D’altra parte, nei Paesi musulmani dal Pakistan al Marocco c’è una ricca cultura musicale. Ma se i sistemi politici fiutano critiche o il rischio di perdere il controllo, strumentalizzano il Corano come arma contro le chitarre elettriche.
Acrassicauda è il primo gruppo metal iracheno. I loro concerti, sotto Saddam Hussein, venivano autorizzati solo dopo il controllo del regime. Nel frattempo, i membri del gruppo vivevano negli USA, minacciati dagli islamisti anche perché l’headbanging aveva ricordato ai fondamentalisti l’estasi della preghiera ebraica.
Ma il gruppo israeilano Orphaned Land dimostra da anni che l’headbanging non ha nulla a che vedere con l’ebraismo. Il gruppo, che ha alle spalle un’enorme schiera di fan musulmani, si mostra aperto al confronto politico con Benjamin Netanjahu, che colloca il liberalismo dopo la sicurezza. Gli Orphaned Land si adoperano, inoltre, per il dialogo interreligioso e partecipano a discussioni riguardo gli attuali sviluppi politici nel vicino Oriente.
E non è forse questo ciò che prevede la democrazia, cioè dialogo e discussione?

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