Vokabelkasten: 

uccidere -– ermorden; il/la discendente -– Nachkomme; sfruttare -– ausnutzen, ausbeuten; approfittare di qc. -– von etw. profitieren, einen Nutzen haben; la corte -–Hof; precipitare -– stürzen; combattere -– kämpfen; girovagare -– umherziehen; saccheggiare -– plündern; nel frattanto – unterdessen; l’età moderna -– Neuzeit; il sovrano -– Herrscher; lo spunto -– Anstoß; vivacchiare -– vor sich hinvegetieren; il Signore -– hier: Feudalherr; estraneo -– fremd, von außen kommend; il brigante -– Räuber; la crudeltà -– Grausamkeit; decapitare – enthaupten; il nemico -– Feind; truffare -– betrügen; evitare -– vermeiden; essere assunto -– eingestellt werden; lo stipendio -– Gehalt; fidarsi di qc. -– jmdm. vertrauen; tiranneggiare -– schikanieren; a sé -– abgetrennt, eigenständig; disprezzare -– verachten; deridere -– verspotten; lo staterello -– Kleinstaat; la ladrona -– Diebin.

Das traurige Erbe des Südens

Von ihrer Geschichte haben die Süditaliener ein Staatsverständnis geerbt, das bis heute die Gesellschaft blockiert. Denn der italienische Süden ächzte mehr als ein halbes Jahrtausend unter fremden Herrschern, die das Land ausnahmen. Der gefeierte Nationalheld Garibaldi brachte dem Süden offiziell die Freiheit. Aber die Wirklichkeit sah anders aus.

La storia italiana comincia nel dopoguerra. Fino al 1860 lo Stato italiano non esisteva neanche formalmente. Tra il 1860 e il 1945 l’Italia era solo una teoria amministrativa, non una realtà vissuta. Il contrasto economico e sociale tra Nord e Sud si manifestava in tanti dettagli, ma la causa di tutto questo era una sola: l’aver vissuto una storia diversa per più di un millennio.

Das besetzte Land
L’inizio del declino del Sud è precisamente databile: il 29 ottobre 1268. In quel giorno Carlo d’Angiò uccise Corradino, l’ultimo discendente maschile degli Hohenstaufen e nipote di Federico II di Svevia. Da allora tutti i dominatori di quel territorio che va dallo Stato della Chiesa fino alla Sicilia compresa – siano gli Angioini francesi, gli Aragonesi spagnoli o altri – non ebbero altri interessi che sfruttare la terra e il popolo, imponendo tasse senza investire. Solo la capitale Napoli poteva approfittare un po’ della situazione, data la presenza della corte. Il resto del Regno delle due Sicilie precipitava in povertà, miseria e quasi anarchia. La gente semplice, soprattutto i contadini, viveva in condizioni quasi degne della preistoria: senza scuole, senza ospedali, il più forte dominava i più deboli. I nobili locali, dei quali facevano parte anche i clerici, combattevano violentemente tra di loro. Bande criminali e pirati girovagavano saccheggiando. Pochi feudatari possedevano tutta la terra e i contadini erano quasi schiavi.

Der florierende Norden
Al Centronord nel frattanto iniziava l’età moderna: sovrani illuminati, fioritura del commercio e delle banche, persino una certa partecipazione alla vita amministrativa da parte dei cittadini. L’arte, la letteratura, la filosofia e le scienze naturali ricevevano spunti fortissimi e assumevano presto una risonanza a livello europeo. Si pensi solo a Dante, Botticelli e Leonardo, conosciuti, ammirati e studiati in tutta Europa.

Ein trügerischer Lichtblick
Il Sud vivacchiava già da più di mezzo millennio, quando all’improvviso comparve Garibaldi sulla scena. I meridionali furono conquistati dall’idea di mandare via i Signori una volta per tutte e confortati dalla speranza di vivere meglio in un nuovo Stato, quello italiano. Garibaldi fu salutato come il liberatore del Sud. Ma questa euforia venne delusa subito. Il re piemontese, Vittorio Emanuele II, non era altro che un ulteriore dominatore come tutti gli altri, ugualmente estraneo alla realtà socio-culturale del Sud come lo erano stati gli Angioini e gli Aragonesi prima di lui. Non portava né libertà, né crescita economica, né infrastrutture moderne. Al contrario, mentre al Nord veniva data la possibilità di svilupparsi economicamente, al Sud venivano mantenuti il vecchio sistema feudale e le tasse. La delusione si trasformò poi in una guerra civile: contadini del Sud contro il Regno italiano, o forse sarebbe meglio dire piemontese. Quelli che il popolo saluta come eroi vengono chiamati briganti, malfattori, delinquenti dallo Stato piemontese. Questo capitolo della storia italiana è ignorato ancora oggi. I libri scolastici non parlano della violenza dei soldati piemontesi, che riuscivano a vincere solo attraverso una crudeltà eccessiva: ad esempio chi dava del pane ai briganti veniva decapitato e la sua testa esposta in piazza.

Das Versäumte ist nicht aufzuholen
La vita misera del Sud continuò fino agli anni 50 del Novecento. Bisogna tenerlo presente: una società praticamente medievale in Europa fino al 1950! In altre parole: quasi sette secoli di sfruttamento da parte di dominatori stranieri o quantomeno del tutto estranei alla realtà locale. Non che una dominazione straniera sia per forza cattiva. Durante il periodo dell’Emirato Siciliano, vale a dire sotto il dominio arabo, e del successivo Regno normanno-svevo si ebbe un periodo di fioritura per il Mezzogiorno, che durò dall’831 fino al 1268 e che non ebbe paragone nell’Italia settentrionale. Dopo la seconda guerra mondiale, al Sud si passò finalmente da una società agricola a una industriale. Ma si capisce: un ritardo di secoli non può essere superato in pochi anni e neanche in decenni. Per questo la differenza economica tra Nord e Sud è ancora oggi evidente.

Der Staat, Erzfeind des Südens
Ma neanche la mentalità formatasi durante secoli di dominazione praticamente feudale può essere trasformata a breve tempo. Per la gente del Sud lo Stato era sempre stato un Altro, un nemico. Non ci si sentiva cittadini o comunque parte di uno Stato. Ognuno cercava semplicemente di truffare lo Stato, tutti evitavano di pagare le tasse, visto che servivano solamente ad alimentare funzionari incapaci. Allo stesso tempo tutti volevano essere assunti dallo Stato per ricevere un bello stipendio senza lavorare tanto. Da allora fino ad oggi la situazione non è cambiata. Nessuno si fida dello Stato e dei suoi rappresentanti, nessuno rispetta le leggi, che nell’opinione generale sono fatte per tiranneggiare il popolo e non per far funzionare la società. Si creano strutture a sé, gruppi separati tra cui i più forti sono le mafie. Questa percezione dello Stato spiega il successo di Berlusconi. Sembra assurdo che il capo dello Stato disprezzi lo Stato stesso, derida la giustizia e offenda il Parlamento. Però questo comportamento è comune a tanti italiani, che pensano: al suo posto farei le stesse cose. Anche il fenomeno Grillo e le sue Cinque Stelle è dovuto alla sfiducia totale verso lo Stato e la politica. Neanche al Nord gli Italiani amano lo Stato, ma per un’altra ragione: per tanti secoli sono esistiti al Nord molti staterelli e città indipendenti che non volevano subordinarsi a Roma, non per nulla oggi detta “Roma ladrona”. L’identità è definita dalla propria città o regione: si è milanesi, fiorentini o veneziani e non tanto italiani. Alla fine la visione dello Stato è simile al Nord e al Sud, ma per ragioni diverse.

Benno F. Zimmermann, Bonn

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