YouTube killed the video star

Warum haben die seltsamsten Videos Abermillionen von Klicks? Wie wird jemand zum Star auf YouTube? onde-Autor Andrea Torcoli nimmt sich der Mammutaufgabe an, das globale und sich ständig verändernde Phänomen YouTube zu erklären. Er freut sich, dass seine jahrelange, absurde Webrecherche doch zu etwas gut war und präsentiert neben Antworten auf die gestellten Fragen auch schillernde Beispiele einiger italienischer YouTube-Stars.

Quando mi è stato chiesto di scrivere un articolo sulle webstar e i fenomeni di YouTube ho avuto due reazioni contrarie ma ugualmente forti. La prima è stata un misto di eccitazione e orgoglio. Mi sembrava un degno riconoscimento di anni e anni di ricerche assurde e discussioni pseudo-filosofiche sui peggiori elementi del web dal 2004 (anno a partire dal quale sono dotato di ADSL) a oggi. La seconda è stata di completo smarrimento. Da dove inizio? Come spiegare il fenomeno? Come spiegare le emozioni che ne stanno alla base? Come posso ricondurre uno stato d’animo su un tema fondamentalmente di natura individuale a uno stato di coscienza generale della Rete? Ma soprattutto: come devo scriverlo? Quest’ultima sembra una domanda banale, o per lo meno una domanda che al lettore gliene può fregare di meno. Tuttavia, nella risposta risiede uno dei grandi poteri delle webstar, oltre che valido punto di inizio: l’immedesimazione.

Unser Empathieverhalten macht YouTube-Videos zu Hits
Ogniqualvolta si guarda un video, vi ci si immedesima. Chi vi scrive è stato cresciuto per un certo periodo a pane e teorie sul marketing tribale e virale di Alex Giordano (n.d.a. membro fondatore del gruppo Luther Blissett e importatore ante litteram del marketing non-convenzionale in Italia). E uno dei punti cardine della razionalizzazione del processo di viralità – base fondante dei fenomeni web – è l’empatia generata dalla catarsi. Sembrano paroloni ma in realtà è molto semplice. È lo stesso processo che sta alla base di un certo tipo di comicità, in particolare quella delle “torte in faccia”. Nel nostro intimo, tutti vorremmo lanciare una torta in faccia a qualcuno. Certo, liberi di farlo, ma una serie di regole morali ce lo impediscono. Vedere un video in cui qualcuno tira una torta in faccia a qualcun altro crea un corto circuito. E questa scossa elettrica viene scardinata in due direzioni complementari: la prima è la catarsi, la liberazione. Ci liberiamo in quanto quel gesto sfida la morale; è un qualcosa che tutti noi vorremmo fare ma che non possiamo. E dato che l’establishment non ci permette di poterlo dire apertamente, allora tutto sfocia nel secondo punto: una risata, la costrizione liberata e liberatoria. Senza questo processo contenuto-catarsi-(empatia)-condivisione, le webstar non potrebbero esistere.

Verschiedene Wege zum YouTube-Hit
Ora, quanto più il contenuto prodotto si basa su questo processo, senza filtri e in maniera brutale, tanto più il contenuto sarà condiviso, virale (e trash). Più filtri vengono inseriti, più il contenuto potrà essere di qualità. Ok, ma quali sono le webstar? Chi sono? Sono tante, ma divisibili per generi precisi. Il primo genere, e forse quello più vecchio, è la star virale per caso. Un esempio: Germano Mosconi. Il giornalista veneto è diventato una webstar suo malgrado. È bastato pubblicare una serie di montaggi dei suoi fuorionda improponibili ed ecco che, nell’anno domini 2004, Germano è diventato forse la prima delle star virali. Un altro esempio è Gemma del Sud: dicono che sia stata costretta dal ragazzo, ma è solo una delle leggende che girano sul web. Risalgono all’anno domini 2010 i suoi video mentre si esibisce in fantomatiche sexy cover.

Mit Trash und voller Absicht zum Star
La seconda tipologia è la webstar (trash) consapevole. E qui, come non citare il personaggio che forse ha fatto discutere più di tutti: Andrea Dipré. Ex avvocato e sedicente critico d’arte, Dipré ha iniziato come tele-imbonitore in un’emittente televisiva regionale. E con l’avvento dell’ADSL ecco che il Dipré nazionale cambia pelle e si inventa un personaggio tutto suo: il talent scout del trash (virale a sua volta e fatto proprio di fenomeni più o meno inconsapevoli). Alla sua scuderia di talenti appartengono personaggi del calibro di Osvaldo Paniccia, Giuseppe Simone. Ma il personaggio dipreista a cui sono più affezionato è il mitico Bello FiGo, al secolo Gucci Boy, massimo esponente dello swag rap, in una delle hit che lo ha reso celebre nel panorama web. Bisognerebbe scrivere un libro intero su di lui: ostentazione dell’ignoranza, ostentazione di un italiano rielaborato in maniera assolutamente random, immedesimazione (anzi, una vera e propria invocazione alle muse) nei personaggi più chiacchierati del panorama trash italiano. Un esempio: beh, Matteo Renzi, che dà anche il titolo alla canzone.
Nella sottocategoria delle webstar “consapevoli” ci sono le tutorial-girl come MissStrawberryFields e ClioMakeUp.
Quest’ultima è l’anello di congiunzione con l’ultimo filone: i content provider (le webseries in generale). E in questa categoria, il processo contenuto-catarsi-condivisione è più complesso e stratificato. Lo è perché il contenuto è filtrato. Nel caso delle tutorial girl il filtro è l’utilità, il video che ha uno scopo di alta riproducibilità. Altri esponenti della categoria sono i romani di The Pills e i napoletani di The Jackal.

Löst das Internet das Fernsehen ab?
E qui emerge un aspetto importante che riguarda il rapporto tra televisione e web. I più radicali hanno sempre sostenuto uno scenario in cui il web avrebbe prima o poi soppiantato la televisione. In realtà, non credo che in un Paese che deve la sua unità linguistica al Carosello e a Mike Bongiorno questa vittoria assoluta sia possibile. E le webseries lo dimostrano, confermandosi come ponte ideale verso la fama più mainstream: se i The Jackal sono testimonial di noti marchi italiani, i The Pills hanno partecipato alle Iene su Italia1. In fondo, non è molto diverso dal cabaret milanese degli anni ‘70-‘80, che ha visto la nascita di attori come Teocoli, Pozzetto, Boldi, Abatantuono, i Gatti di Vicolo Miracoli, solo per citarne alcuni. Tutti attori che sono passati dal teatro Derby di Milano alla tv e al cinema e che ora sono stati sostituiti da una generazione di comici 2.0, che vive tentando il passaggio al grande schermo con a disposizione solo il tempo di un “mi piace”.

Mehr als ein kulturelles Phänomen
Che sia un fenomeno culturale è certo. Per quanto mi urti tremendamente essere autoreferenziale, mi piace comunque citare un progetto risalente al 2013: Cinzia, la tua amica per la pelle. Per comunicare un brand di skincare un team di creativi pubblicitari, tra cui l’autore, ha creato una tutorial girl diventata essa stessa un fenomeno virale. Si trattava di un lavoro su commissione, e quindi da prendere con le pinze, ma di sicuro una strategia di comunicazione che dimostra quanto il fenomeno webstar-italiane sia ormai un fenomeno pop.

Andrea Torcoli, Milano

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