Vokabelkasten: 

la squadra – Mannschaft; viscerale – hingebungsvoll, blind; emblematico – sinnbildlich; svezzare – entwöhnen; il pugilato – Boxkampf; l’orfano – Waise; la figurina PaniniSticker von bekannten Fußballspielern; l’ala sinistra – Linksaußen, linker Flügelspieler (beim Fußball); miscredente – ungläubig, hier: skeptisch; la bustina – Tütchen; la paghetta – Taschengeld; la cresta – Belohnung; esaudire qc. – etw. erfüllen; agognato – ersehnt, erstrebt; intonso – unversehrt, ungeöffnet; lo spigolohier: aufgerissenes Tütchen; il mazzetto – Bündel; mettere mano a qc. – an etw. Hand anlegen; la colla – Klebstoff; rozzo – grob; riemergerehier: wieder hochkommen; lo scioglilingua (m.) – Zungenbrecher; l’obbligo – Pflicht, hier: Must-have; il centravanti – Mittelstürmer; lo scambio – Tausch; l’azzardo – hier: Wagnis; il bersaglio – Ziel; ribaltare – umklappen; lo scappellottohier: Schlag; inarcato – gewölbt, gekrümmt; impari – ungleich; applicato – angewandt; lo scudetto – Meistertitel beim Sport, Turnier; l’orgoglio – Stolz; la vergogna – Schande; lo stimolo – Reiz; avaro di – arm an; grossolano – grob, plump; à la recherche du temps perduAuf der Suche nach der verlorenen Zeit (Buchtitel); proustianoadj., Marcel Proust, französischer Schriftsteller; l’epopea cavalleresca – Ritterepos; sognare ad occhi aperti – tagträumen; barattare qc./qn. – etw./jmdn. tauschen

Das Panini-Universum - Kindheitserlebnisse eines Fußballfans

Mit dem Fußball-Virus hat Paolo sich – wie seine Freunde auch – in den 1960er-Jahren angesteckt. Als Schuljunge fängt er an, Panini-Sticker zu sammeln und zu tauschen. So kommt er seinen Idolen näher: in einer Zeit, in der das Fernsehen noch in den Anfängen steckt und eine crossmediale Berichterstattung in weiter Ferne liegt.

In Italia è più facile cambiare idea politica, forse anche religione, che la squadra del cuore. Quello che nasce nella pancia e nel cuore di un bambino è un amore istintivo, definitivo, viscerale, troppo forte da poter tradire.
La mia storia è emblematica, anche se è cominciata quasi con uno scandalo: un romano tifoso dell’Inter, una squadra della “non amata” Milano. Vi racconto com’è successo.
Sono nato nel 1958 a Roma. Mio padre, che avrebbe dovuto svezzarmi alla fede calcistica, però, come molti della sua generazione, amava solo il ciclismo e la boxe. Coppi, Bartali e poi Gimondi per le due ruote, Cassius Clay, Benvenuti e Monzon per il pugilato… insomma ero “orfano di calcio”.

Das große Idol
Che fare allora? Potevo essere “normale” e scegliere naturalmente tra Roma e Lazio (più la prima che la seconda) o “essere bambino” e scegliere la squadra più forte, il Barcellona del momento. Ero un bambino e così scelsi la leggendaria Grande Inter del “mago” Helenio Herrera.
Avrò avuto circa sei anni quando un giorno, me lo ricordo ancora bene, avevo una figurina Panini di Mariolino Corso, ala sinistra dell’Inter di quegli anni, e la mostrai al papà “miscredente”, per chiedergli consiglio. “Questo è davvero un bravo calciatore!”, mi disse. Per me quella fu la sua “benedizione”, potevo cominciare a crescere.
Come fosse giunta quella figurina nelle mie mani, non ricordo; la Panini aveva cominciato a produrre le ormai leggendarie figurine pochi anni prima, nel 1961. Per noi bambini quelle figurine erano un mondo a parte, fotografavano la nostra mitologia, il nostro universo. Erano vendute in bustine che costavano dieci lire (mezzo centesimo di euro). Dentro c’erano cinque figurine con dentro tutti i nostri eroi, quelli che ancora oggi fanno notizia nel mondo del calcio, da Ancelotti a Trapattoni a Capello (nella mia Inter ci saranno poi anche Rummenigge, Müller, Brehme, Klinsmann, Matthäus e Sammer).

Neue Sticker, große Aufregung
Con la paghetta o tra le 50 e 100 lire ricevute dai nonni o anche con la “cresta” su qualche commissione al vicino negozio di alimentari affidataci dalla mamma, potevamo esaudire i nostri desideri e acquistare le tanto agognate bustine dei calciatori. Andare all’edicola con 100 lire e tornare a casa di corsa con dieci pacchetti era un’esperienza speciale.
Ricordo ancora quei pacchetti intonsi, perfetti e la cura con cui li aprivo, ne tiravo fuori le figurine e le scoprivo facendole scorrere una sull’altra come al poker, con apprensione, sperando di veder spuntare quelle desiderate. Poi l’odore, gli spigoli vivi, il mazzetto nuovo, la geometria perfetta: la felicità. E quindi il rituale attentissimo dell’apertura dell’album per assicurarsi che la figurina mancasse davvero. La conferma e poi mano alla mitica colla Coccoina, la classica, per l’applicazione dei nostri nuovi tesori.
All’inizio degli anni ’60 le immagini erano un po’ rozze, a volte ricolorate. Ma quando le rivedo, ancora oggi, sento riemergere antiche emozioni di un bambino innocente.
Le guardavo, le rigiravo, le memorizzavo, erano i nostri tesori e i nostri eroi, la nostra mitologia infantile. Quelle della nostra squadra, naturalmente, erano un’emozione particolare. La mia squadra era una seconda famiglia, uno scioglilingua. Sarti-Burnich-Facchetti-Bedin-Guarneri-Picchi-Jair-Mazzola-Domenghini-Suarez e Corso. La Grande Inter. Non si dimentica a 50 anni di distanza. Conoscere a memoria la propria squadra era un obbligo; oggi, in tempi di giocatori nomadi, direi quasi un privilegio. Sulle maglie dei giocatori non c’era il nome, ma i numeri erano fissi. Il centravanti era il 9, il numero più amato.

Handel mit den Stickern
A scuola poi c’era il secondo momento importante: il mercato, lo scambio. All’entrata e alla ricreazione non c’era altro nella nostra testa! In classe spesso dovevamo nascondere alla maestra le figurine che avevamo sempre in tasca, come oggi i cellulari.
E quindi il classico mantra: “ce l’ho, ce l’ho, ce l’ho, me (romano per “mi”) manca!” Lo scambio era l’unico modo per disfarsi dei doppioni, triploni ecc. in cambio delle preziosissime figurine mancanti.
C’era anche il momento dell’azzardo, del rischio: le figurine le mettevamo in gioco. Nei cortili o sui marciapiedi giocavamo a “muro”: chi riusciva da un muretto a far volare le figurine più vicino possibile a un muro-bersaglio; o a “sopra”, facendo cadere le figurine una sopra l’altra o “a schiaffetto” cercando di ribaltare più figurine possibili con uno scappellotto, con la mano concava vicino a un mazzetto di figurine inarcate. Naturalmente non mancavano le discussioni. La nostra vita.

Sammlung vervollständigen
Con le figurine Panini abbiamo imparato anche le prime piccole differenze di classe: i bambini di famiglie più benestanti potevano permettersi l’acquisto di molte bustine. Patrimoni calcistici impari. Abbiamo anche imparato l’economia applicata: la borsa. Le figurine non avevano tutte lo stesso valore. Una squadra in formazione o uno scudetto, ma ancora di più le figurine “rare” avevano un valore di scambio diverso. Potevano valere anche quattro o cinque o più figurine. Le figurine rare erano quelle che per qualche motivo venivano immesse nella distribuzione più tardi, in buona o cattiva fede. A volte mancava alla Panini la fotografia per stampare la figurina, ma forse era solo un sistema per vendere di più. Mitici gli esempi delle figurine di Pizzaballa (portiere dell’Atalanta e della Roma) o Cappellini (Inter e Roma).
Era un mondo nel quale completare l’album era un’orgoglio, un’impresa, una maratona che copriva tutto il campionato. È vero, c’era anche un altro sistema per finire l’album, ma era una vergogna solo il pensarci, un pensiero da “perdenti”, “loser” si direbbe oggi: si ordinavano le figurine mancanti direttamente alla Panini. Io non l’ho mai fatto.
Poi c’erano anche le famose “valide” (ma anche bisvalide, trisvalide e pentavalide!) che permettevano la raccolta punti con premi particolari, come il sempre sognato pallone.

Fußball-Traum aus Stickern
Dobbiamo ricordare che a quel tempo il nostro immaginario visuale era abbastanza povero di stimoli. Avevamo solo la tv in bianco e nero, avara di calcio. Allora qualunque ritaglio di giornale era prezioso e finiva o sul diario di scuola o sulle pareti della cameretta di bambino. Erano immagini che vedevamo e rivedevamo per anni.
Io ebbi la fortuna di ricevere l’autorizzazione di mamma a poterle attaccare direttamente sulle pareti della mia camera (non c’erano ancora i poster che sarebbero poi stati molto costosi). Come colla usavamo quasi sempre una miscela auto-prodotta di acqua e farina. Era un po’ grossolana, ma funzionava benissimo. La fonte delle nostre pareti dei sogni, oltre alle figurine (i giocatori disposti in formazione) era nei fumetti come il Corriere dei Piccoli o l’Intrepido o il Monello che regalavano nelle pagine centrali il mini-poster di una squadra o di un campione, un sogno.
Ancora oggi, quando sfoglio gli album e rivedo le immagini dei nerazzurri, per me è una specie di spleen, una “à la recherche du temps perdu” proustiana. Un’immagine può riportarmi sensazioni, ricordi ed emozioni lontane nel tempo, quando il calcio era un’altra cosa, un’epopea cavalleresca che ci faceva sognare ad occhi aperti. Si tratta purtroppo delle riproduzioni dei “miei” album, perché la mia storia ha momenti tristi: quando sono andato a fare il militare i miei hanno traslocato e gli album sono tutti spariti… Persi nel trasloco o barattati con qualcos’altro da mio fratello juventino… naturalmente!

Paolo Notarantonio, Bregenz

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