Vokabelkasten: 

la lotta elettorale – Wahlkampf; fiutare qc. – etw. wittern; incinta – schwanger; scoppiare – ausbrechen; il pannolino – Windel; rinunciare a qc. – auf etw. verzichten; reggere qc. – etw. aushalten; il/la nullafacente – Nichtstuer/-in; la valanga – Lawine; il battibecco – Wortgefecht; vigente – bestehend, geltend; rimproverare qn. – jmdm. Vorwürfe machen; logoro – verschlissen, abgenutzt; corrotto – korrupt; tinta di rosa – rosafarben; le pari opportunità (pl.) – Gleichberechtigung; la parificazione – Gleichstellung; pungente – scharf, stechend; l’apparenza – Erscheinungsbild; l’acconciatura – Frisur; lo scontro – Konfrontation; cauto – vorsichtig, wohlbedacht; reclamare qc. – etw. fordern; il rimpasto – Umbesetzung; il portafogliohier: Ressort; Federica Mogheriniamtierende Hohe Vertreterin der EU für Außen- und Sicherheitspolitik; l’incarico – Amt; il gradino – Stufe; la velinaüblicherweise leicht bekleidete Frau, die im italienischen Fernsehen als Moderatorin oder Assistentin fungiert; abbellire – verschönern; sposare – heiraten; bifronte – doppelschichtig; favorire qn. – jmdn. begünstigen; il ballottaggio – Stichwahl; l’abbigliamento – Kleidung; in poltronahier: im Amt; la Biancaneve – Schneewittchen; emarginato – verstoßen, ausgegrenzt; imbambolato – verträumt, duselig; essere intrecciato in qc. – in etw. verwickelt sein; la situazione di stallo – Pattsituation

Das schwache Geschlecht

Seit einem halben Jahr werden zwei italienische Metropolen von Bürgermeisterinnen regiert. Ein Erfolg für die Frauen. Doch auch mit Virginia Raggi und Chiara Appendino ist Sexismus in der italienischen Politik noch kein Fall fürs Museum. onde-Autorin Anna-Lena Ripperger zeigt auf, warum Sexismus noch immer nicht der Vergangenheit angehört und wie Frauen in der Politik zukünftig gestärkt werden könnten.

13 marzo 2016, Roma. La lotta elettorale per le comunali è in piena corsa. Il centrodestra ha chiesto ai cittadini romani di esprimersi sulla nomina del loro candidato sindaco per la Capitale. Il risultato: più del 96 per cento vota per lui, Guido Bertolaso, l’ex capo della Protezione Civile sostenuto da Silvio Berlusconi e dal suo partito Forza Italia. Un trionfo. Finché Giorgia Meloni, presidente di Fratelli d’Italia, alza la voce e annuncia la sua candidatura a sindaco. Bertolaso fiuta il pericolo. Ha la risposta pronta per l’inaspettata rivale: “La Meloni deve fare la mamma, non vedo perché qualcuno deve costringerla a una campagna elettorale”. La Meloni in quel momento è incinta al terzo mese.
Con quella frase, che Bertolaso cerca di far passare come battuta nei giorni seguenti, scoppia la polemica. Seguono interventi di Berlusconi (“è chiaro a tutti che una mamma non può dedicarsi a un lavoro terribile”), dell’allora Presidente del Consiglio Matteo Renzi (“certo che una mamma può fare il sindaco”) e persino del candidato sindaco di Roma di centrosinistra, Roberto Giachetti. In un tweet scrive: “Se questi uomini così bravi a dare consigli alle donne cambiassero qualche pannolino in più, questo sarebbe un Paese migliore”.

Eine Frau wird zur Zielscheibe
13 marzo 2016, Milano. Patrizia Bedori, candidata del Movimento 5 Stelle (M5S) per le elezioni comunali nel capoluogo lombardo, rinuncia alla sua candidatura. Tra le lacrime dichiara che non regge più gli insulti ricevuti: “brutta, grassa e obesa”, “nullafacente”, “disoccupata”, “casalinga”, così è stata definita. Nemmeno il leader del suo partito, Beppe Grillo, si era tenuto da parte: durante uno dei suoi spettacoli il comico aveva definito la Bedori una “brava mamma un po’ robustella” – un gesto di sostegno abbastanza particolare durante una campagna elettorale.
Magari una come Patrizia Beduri semplicemente non era fatta per la politica, se è già bastata la prima valanga di cattiverie a buttarla giù. Magari il battibecco tra Guido Bertolaso e Giorgia Meloni era semplicemente la solita lotta tra rivali politici. E tutto finisce lì.

Veraltete Ansichten
Ma potrebbe anche essere che le due scene mettano in luce un problema molto più grande: che i vecchi stereotipi su come le donne debbano essere e su come si debbano comportare sono ancora vivi e vigenti, sia nella società che nella politica italiana. E che se ne sono aggiunti anche di nuovi, visto che Bedori venne rimproverata perché fa la mamma.
Nessun partito ne è immune, anzi, anche quelli che si sono proposti come alternativa di onestà alle forze tradizionali di rappresentanza, cioè i cosiddetti grillini del Movimento 5 Stelle, ne sono in mezzo. Nonostante la loro battaglia morale contro il corrotto e logoro establishment politico. Il senatore Nicola Morra scrisse in un tweet a proposito di Maria Elena Boschi, al tempo ministra per le riforme costituzionali: “Con queste copertine, la Boschi sarà ricordata più per le forme o per le riforme?”. Un commento per il quale Morra non deve tirarsi indietro di fronte al gran maestro del sessismo in politica, Silvio Berlusconi. (Alla Boschi una volta disse: “Lei è troppo bella per essere comunista”.)
Gradite un altro esempio? “Voi siete qui solo perché siete brave a fare pompini” disse Massimo De Rosa, deputato 5 Stelle, alle colleghe del Partito Democratico (PD). E Beppe Grillo, paladino della moralità in politica, nell’aprile 2014 parlò di “donne usate a fine di marketing“ a proposito delle candidate PD messe in capolista per le elezioni europee. Nel suo blog definì questa decisione come una “presa per il culo, ma tinta di rosa”.

Sexismus ist eine Waffe
“Il Movimento 5 Stelle non è affatto un partito a misura di donna” dice Ulrike Oberhammer, presidente della Commissione provinciale per le pari opportunità per le donne nell’Alto Adige, un organo consultivo della giunta provinciale che si occupa della materia di parificazione dei generi e della promozione della donna. “Hanno effetto gli stessi modelli di ruolo per uomini e donne.” E quelli nel mondo della politica non sono solo un bagaglio pesante per le donne, che spesso impedisce il loro successo, ma sono – come per esempio nei casi Meloni e Bedori – delle armi pungenti, utilizzate dagli uomini quando gli pare opportuno, approfittando del semplice fatto che le loro avversarie siano donne.
Nonostante ciò, il numero delle donne nella politica italiana è in continuo aumento, anche grazie a delle nuove leggi. “Le donne devono però sostenere il doppio, il triplo rispetto agli uomini. Devono lavorare molto di più e dimostrare di continuo che sono capaci” dice Oberhammer. “E ci sono sempre le apparenze in mezzo.” L’aspetto fisico, il portamento, le acconciature, i vestiti. “Quindi tante donne si chiedono: perché tutto ciò?”

Immer mehr Frauen in der italienischen Politik
“Tutto ciò” significa il lavoro nelle giunte comunali, nei consigli regionali, nelle regioni, come sindaca, deputata, ministra. Non significa solo l’assumersi la responsabilità per il bene comune, l’impegno per temi e domande più diversi, un’agenda piena di appuntamenti e una inevitabile presenza al pubblico ma anche scontri spesso poco cauti con compagni di partito e avversari politici, insulti sessisti inclusi. È per questo che Oberhammer reclama un ministero per le pari opportunità. “Al momento non c’è e quindi nessuno si sente davvero responsabile per questo tema.”
Sì, la legislatura in corsa è quella con il maggior numero di donne nella storia della Repubblica italiana. Però solo poche di queste donne sono presidenti di una commissione o di un gruppo, come rivela uno studio Openpolis sulla partecipazione delle donne nella politica italiana. Un’eccezione positiva è Laura Boldrini, che è presidente della Camera dei deputati e quindi occupa la terza carica dello stato. Ma in gran parte la situazione è un’altra: “Più pesano i budget da gestire e meno sono le donne che se ne occupano”, scrivono gli autori dello studio.
La stessa cosa vale per le donne al governo, persino nel famoso “governo più rosa della storia d’Italia” dell’ex premier Matteo Renzi con un 50 per cento di donne – almeno all’inizio. Dopo il giuramento del gabinetto la quota delle donne si ridusse ben presto: dopo nomine e rimpasti era solo al 25 per cento. “E purtroppo le donne nel governo Renzi avevano portafogli che non erano così importanti, almeno dopo il passaggio di Federica Mogherini come Alta rappresentante dell’Unione europea a Bruxelles” dice la presidente della Commissione provinciale per le pari opportunità per le donne nell’Alto Adige, Ulrike Oberhammer. Secondo lei, l’Italia ha urgente bisogno di donne negli incarichi di maggior prestigio e di maggior potere, come nell’Economia e nelle Finanze, negli Affari esteri, nell’Interno.
Ed è vero, in Italia nessuna donna ha mai rivestito la carica di Capo dello Stato, di Presidente del Consiglio o di Presidente del Senato. Lo studio di Openpolis parla di una “doppia segregazione” che si manifesta orizzontalmente, “in ambiti ritenuti femminili”, e verticalmente, “nei gradini più bassi della scala del potere”. Questa segregazione tende a replicarsi nella politica come nella società in generale: nel primo rapporto sull’indice dell’uguaglianza di genere, pubblicato dall’Istituto europeo per l’uguaglianza di genere (EIGE), un’agenzia autonoma dell’Unione europea, l’Italia si attesta al 20esimo posto dei 28 Stati membri dell’Unione europea.
Anche se la segregazione secondo lo studio Openpolis agisce ancora “a tutti i livelli istituzionali”, la strada per il cambiamento è fatta: a livello comunale, le amministratrici sono aumentate del 39 per cento dal 2013 al 2016. Anche il numero delle sindache è in crescita. “Nell’Alto Adige dieci dei 116 sindaci sono donne. Pochi anni fa erano solo tre o quattro e nessuno credeva che potessimo raggiungere il dieci. È stata davvero una conquista per le donne.”

Berlusconis Verdienst?
Questa conquista è anche merito dello stesso Berlusconi, poiché il suo atteggiamento verso “il sesso debole” suscitò resistenza. Lui nel 2005 disse: “Sono il primo a volere la presenza delle donne, carine e anche brave in Parlamento.” Durante gli anni del suo governo il suo ideale di “donna velina” stava quasi per diventare la norma estetica di tutto il Paese: giovane, bella (o abbellita artificialmente), sexy e sorridente. Donne che corrispondevano a questa immagine si vedevano nei programmi televisivi, nella pubblicità – e al governo.
La nomina di Mara Carfagna, ex-fotomodella e Miss Italia, come ministra per le pari opportunità a prima vista non mancava di una certa ironia dello stesso Berlusconi (“Se non fossi già sposato, la sposerei subito” disse riguardo la sua ministra). Ma in realtà le reazioni alla nomina della Carfagna rivelarono la natura bifronte del sessismo: perché era troppo bella non poteva essere capace e tanto meno poteva promuovere la parità dei generi, si diceva. Ma piaccia o meno, la Carfagna introdusse la prima legge elettorale di genere in Campania. E durante la sua carica venne approvata la legge contro lo stalking, con condanne penali severe.
Tornando a Berlusconi, l’ultima prova ufficiale della sua visione delle donne – le feste bunga bunga ad Arcore – fu di troppo: lo scandalo riunì italiane e italiani contro il sessismo apparente dell’ex Presidente del Consiglio. “Berlusconi stesso ha provocato una situazione nella quale tante donne ma anche tanti uomini hanno detto: Adesso basta! E in tutt’Italia sono scesi in piazza lo stesso giorno.” Quel giorno era il 13 febbraio 2011 e le manifestazioni erano state organizzate da un movimento appena fondato: Se non ora quando. Le donne fondatrici del movimento denunciavano non solo il bunga bunga di Berlusconi ma tutto il suo stile di governo. Volevano dire basta a una politica offensiva per le donne.
E infatti, le cose cambiarono nel tempo postberlusconiano. Vennero introdotte le quote rosa e la legge 215/2012 per favorire l’accesso delle donne alle assemblee elettive. Nelle regioni dove viene applicata, la cosiddetta “doppia preferenza” ha aiutato molte donne a entrare in politica, conferma Oberhammer. “Sappiamo tutti che le donne non vincono elezioni solo grazie ai voti delle donne. Ci vogliono anche quelli degli uomini.”

Auch Frauen dürfen scheitern
I voti degli uomini erano anche necessari per Chiara Appendino e Virginia Raggi, dalle comunali del 20 giungo 2016 sindache di Torino e di Roma per il Movimento 5 Stelle. E li hanno ottenuti. Una vittoria per il movimento ma anche per tutte le donne italiane. “Sono modelli che influenzano la percezione delle donne in tutta la società. Così il modello ‘donna al potere’ diventa sempre più normale” dice Oberhammer.
Laura Onofri, presidente uscente delle pari opportunità di Torino, si era espressa in modo diverso dopo il successo di Raggi e Appendino. Nel giornale La Repubblica reclamò che Appendino, in cinque anni nel Consiglio di Torino, non si era mai interessata dei problemi e dei diritti delle donne. Mise in dubbio la narrazione di una vittoria delle e per le donne e criticò il M5S con il suo “‘direttorio‘ formato prevalentemente da maschi che decide di chi deve o non deve rimanere nel movimento“. Onofri definì il caso Bedori come uno “sintomatico” e “inquietante” perché “le donne del M5S, tra queste Chiara Appendino, non abbiano sentito l’esigenza e avuto la sensibilità di dare solidarietà”. Ulrike Oberhammer non si meraviglia di questo. “Solo perché sono donna non sono automaticamente interessata a promuovere la causa delle donne e combattere il maschilismo ed il sessismo.”
Essi si manifestarono già poche ore dopo le loro vincite di Raggi e Appendino al ballottaggio. I media fanno vedere “tutti i sintomi dello stupidario sessista”, scrisse Nadia Somma, attivista presso il Centro antiviolenza Demetra, sul sito internet del giornale Il fatto quotidiano. Ed è vero, non mancavano commenti sull’abbigliamento delle nuove sindache, sulla loro avvenenza o sul fatto che siano (neo)mamme. Viene persino chiesto se “le ragazze”, come venivano chiamate la Appendino e la Raggi, “saranno capaci”.
Chiara Appendino ha già fatto vedere che è capace. Così lo pensano almeno i torinesi: dopo sei mesi in poltrona è la sindaca più popolare d’Italia, come fa vedere il Governance Poll 2016, realizzato da Ipr Marketing per il giornale Il Sole 24 Ore. Virginia Raggi, che finora con i suoi tentativi non è risuscita a governare la Capitale, arriva al 103esimo posto nella classifica del gradimento ed è quindi penultima. Raggi, la “Biancaneve emarginata”, la “bambola imbambolata” (espressioni evidentemente sessiste utilizzate rispettivamente da una giornalista di Libero e da Vincenzo de Luca, un politico del Partito Democratico), la prima donna al governo di Roma in quasi tremila anni di storia, è fallita. Almeno per la maggior parte dei media, italiani e esteri, e per gli avversari politici della sindaca di Roma.
Sì, è vero, la Raggi è intrecciata in uno scandalo corruzione legato al suo ex braccio destro Raffaele Marra e non si sa ancora bene quanto ne sia coinvolta. Ed è vero anche che Roma, dopo sei mesi del governo Raggi, si trova ancora in una situazione di stallo politico. “Ma il caso viene giudicato in modo così duro perché al governo della Capitale c’è una donna, non un uomo” dice Ulrike Oberhammer.
Buona parte della critica che deve affrontare Virginia Raggi è dovuta al suo essere esponente del Movimento 5 Stelle, con la sua pretesa di superiorità morale. L’altra parte però si riferisce al fatto che in questo caso si tratti di una donna che non sia capace. Purtroppo in Italia, l’usare due pesi e due misure per uomini e donne non è ancora un ricordo del passato. Ma un giorno nemmeno il fallimento politico sarà più un privilegio degli uomini.

P.S. Alla fine Guido Bertolaso ritirò la sua candidatura a sindaco di Roma. Affermò che voleva fare il nonno. “Per me la famiglia viene prima di qualsiasi ambizione o disponibilità personale” disse al giornale Il Tempo. Se solo gli uomini cambiassero qualche pannolino in più…

Anna-Lena Ripperger, Langen

Sprache: 

0
No votes yet

Stil: 

0
No votes yet