Vokabelkasten: 

il detto – Sprichwort; riflettere su qc. – über etw. nachdenken; l’orma – Spur; atterrare – landen; il cartellone – Plakat; il senso di marcia – Fahrtrichtung; il tragitto – Fahrt; mattutino – morgendlich; il luccichio – Schimmer; variopinto – bunt; disparato – verschieden; puzzolente – stinkend; l’autista (m.) – Busfahrer; stentato – holprig; il/la connazionale (m./f.) – Landsmann/-männin; risaputo – altbekannt; chiacchierone – redselig; prendere piede – zur Gewohnheit werden; la sembianza – Ähnlichkeit; folle – verrückt; il sottofondo – Hintergrund; elencare – auflisten; la traccia – Spur; la maniglia – Griff; aggrapparsi – sich festklammern; imprimere – einprägen; giudicare qn./qc. – jmdn./etw. verurteilen; invidiare – neidisch sein, missgönnen; l’unicità (f.) – Einmaligkeit; il pregio – Stärke

Tagebuch einer Italienerin in Thailand

Wie sehen andere, teils weit entfernte Länder Italien? Und was macht das mit der eigenen Sicht auf die Heimat? Ilenia Braglia, die als Italienerin im beschaulichen Passau lebt, ist drei Wochen durch Thailand gereist – auf der Suche nach dem Bild, das die Einheimischen vom Belpaese haben. Hier erzählt Ilenia, was sie dort, Tausende Kilometer entfernt, gefunden und gelernt hat.

“Paese che vai, usanza che trovi”, dice il detto. Ed è proprio vero. Durante il mio viaggio in Thailandia, nel marzo di quest’anno, ho avuto modo di confrontarmi con una cultura e con dei modi di vivere completamente diversi da quelli che conoscevo. È stato come aprire una finestra su un mondo nuovo e affascinante: un’esperienza che rimarrà per sempre impressa nella mia mente e che mi ha aiutato a capire quanto è bello il mondo nella sua varietà di forme, colori, persone. E tutte queste novità e diversità culturali mi hanno portato a riflettere su una cosa: i thailandesi conoscono la cultura italiana? Se sì, quali degli aspetti della nostra cultura sono arrivati fin laggiù? Chi li ha portati?
Ed ecco che il mio viaggio da turista qualunque si è trasformato in una ricerca delle orme che il mio Paese ha lasciato in un mondo così esotico e lontano.
Mi sono ritrovata laggiù grazie ai miei genitori. Loro hanno sempre avuto la passione per i viaggi: passione che mi è stata trasmessa fin da quando ero piccola. Quindi potete immaginare la mia risposta positiva ed entusiasta non appena mio padre mi ha chiesto: “Noi vogliamo andare in Thailandia, vuoi venire anche tu?”. Assolutamente sì. Ho preparato la mia valigia e insieme ci siamo diretti verso un Paese di cui avevamo solo visto immagini sui cataloghi dell’agenzia viaggi.
Appena atterrati a Bangkok, veniamo accolti da una metropoli caotica, piena di motorini e cartelloni pubblicitari scritti in un alfabeto sconosciuto. Certo, motorini e pubblicità sono cose che si trovano anche in una qualsiasi città italiana: pensate a questi, ma moltiplicati per dieci. Il senso di marcia è come quello inglese e la temperatura, rispetto a quella italiana, in primavera è di almeno 20 gradi centigradi in più. Lungo il tragitto verso l’hotel, nel caos del traffico mattutino, ogni tanto si riesce a vedere, in mezzo ai tetti delle case, il luccichio di oggetti d’oro: sono le decorazioni sui tetti dei templi o enormi statue di Buddha, veneratissimo dalla popolazione thailandese, 95 per cento della quale è di religione buddista. Lungo le strade poi si trovano banchetti variopinti che vendono qualsiasi tipo di cibo: 30 tipi di riso differenti, frutta dai colori più disparati (sappiate che in Thailandia esiste il frutto più puzzolente del mondo), verdure dalle forme strane, sacchetti di insetti misti e pesci freschi appena arrivati dal mare. “Benvenuti in Thailandia!”, urla l’autista del pullman.

Die Spuren der Touristen
Dopo le prime ore passate ad ambientarsi, veniamo accompagnati per una visita alla città dalla nostra guida locale. Si fa chiamare Nicola: i nomi thailandesi sono troppo difficili da pronunciare per noi. L’italiano, un po’ stentato ma comprensibile, l’ha imparato durante i suoi cinque anni di permanenza a Roma, dove si trovava il fratello, un dipendente dell’ambasciata thailandese. Ci racconta a lungo della cultura e delle tradizioni thailandesi, ma alla mia domanda sui rapporti dei suoi connazionali nei confronti degli italiani, non è di molte parole. Al massimo, mi racconta una cosa più che risaputa: l’Italia è conosciuta per la sua cucina. Eppure di ristoranti italiani non se ne vedono tanti in giro. Per un thailandese non dev’essere facile mangiare tutti i nostri tipi di pane, pasta e pizza, esattamente come noi non riusciamo a mangiare riso e tofu per più di tre giorni di fila.
Di più parole è stata Amphur, detta Ambra, una piccola signora chiacchierona che ci ha accompagnato durante i nostri quattro giorni a Chiang Mai e Chiang Rai, nel nord del Paese. “Gli italiani sono conosciuti per la loro bellissima cultura, il cibo, la moda. Voi italiani vi si riconosce subito: siete quelli vestiti meglio!” – tra tutti i turisti, per precisare. I turisti italiani in Thailandia sono ogni anno 250 mila, un bel numero, insieme a russi, cinesi, giapponesi e tanti altri. Si può dire che i turisti siano i maggiori “esportatori di cultura”. Al contrario, il numero di residenti italiani in Thailandia è molto basso: meno di tremila, secondo i dati AIRE del 2012. Se i commessi thailandesi sanno dire “ciao” o “grazie” è quindi dovuto ai turisti. Il turismo italiano in questo Paese è però un fenomeno che ha cominciato a prendere piede solo qualche decennio fa. Prima, mi racconta Ambra, la cultura italiana non era molto conosciuta, probabilmente perché l’Italia era un Paese talmente lontano ed “esotico” che se ne sentiva parlare poco. “Mi piace tanto lavorare con i turisti italiani, siete così simpatici!” mi dice lei mentre camminiamo tra le colorate bancarelle del mercato di Chiang Mai.
Pochi indizi sull’Italia quindi, a parte qualche ristorantino qua e là. Fino a quando una sera, visitando la città, sentiamo sfrecciare un tuktuk (un taxi con le sembianze di un Apecar, molto amato dai turisti per gli spostamenti) a folle velocità nella via principale. L’autista aveva scelto una canzone di Albano e Romina, Felicità, che ha pensato bene di riprodurre al massimo volume. Noi abbiamo riso. Mezz’ora dopo, eccolo di nuovo: questa volta con una canzone dal repertorio dei Ricchi e Poveri, il volume ancora al massimo. Mi chiedo: è questo tutto ciò che è arrivato in Thailandia negli ultimi decenni? Un repertorio di canzoni anni ’70-’80?

Spuren der Vergangenheit
La risposta è arrivata su una spiaggia dell’isola di Koh Yao Noi, durante un’escursione con altri italiani tra le isole nei dintorni di Phuket. Ci ha accompagnato Anan, detto Antonio, un cinquantenne thailandese che vanta un’esperienza trentennale di lavoro con i turisti italiani. Arrivati sulla spiaggia, ci ha portato in un ristorante locale all’aperto e ha fatto mettere, in sottofondo, un repertorio musicale italiano. Indovinate? Pupo, Albano e Romina, Baglioni, solo per citarne alcuni. Durante il pranzo, Anan ci parla tanto dell’Italia, ci dice che i calciatori italiani sono molto famosi nella sua Thailandia. “Anche se i calciatori thailandesi sono più bravi. Ma guadagnano meno, quindi sono meno famosi!”. Ci riesce ad elencare un paio di nomi che hanno fatto la storia del calcio italiano: Zoff, per esempio.
Le poche tracce che riguardano l’Italia in Thailandia, quindi, arrivano dagli anni ’70-’80 della storia del nostro Paese. Non è la prima volta che lo noto: l’ho notato anche in Russia, in Kenya, a Cuba. Se c’era qualcosa che ricordava l’Italia, veniva sicuramente da quegli anni: gli “anni d’oro”, quando i nostri genitori potevano viaggiare, potevano permettersi di vedere il mondo. Quando l’economia era forte e i giovani avevano tante speranze nel futuro e nel Made in Italy. Quando c’erano i migliori cantanti, i migliori calciatori e, forse, i migliori politici, ma quella è un’altra storia. Ora le cose sono cambiate, almeno in Italia. E mi fa sorridere il fatto che, fuori dal nostro Paese e fuori dall’Europa, rimane ancora quell’idea di un’Italia quasi perfetta, che i nostri genitori guardano con tanta nostalgia e che la mia generazione immagina come un periodo storico che sarebbe stato bello vivere. Durante i decenni che ci separano da quegli anni, sono cambiati i personaggi famosi, i politici, le mode e le speranze delle generazioni, ma ciò che rimane invariata nella sua popolarità, soprattutto all’estero, è la personalità di noi italiani. “Voi siete proprio romantici. Per esempio, in motorino, quando le donne thailandesi si siedono dietro il marito che guida, si tengono strette alle maniglie, non vogliono mica cadere. Le donne italiane, invece, si aggrappano al marito, lo abbracciano. Se cadete, cadete in due”, ci dice Antonio.

Bunte Welt
Le differenze culturali sono tante, in Thailandia come in tutti gli altri Paesi del mondo. Ed è interessante e affascinante poter sapere quali di queste differenze rimangono impresse nella mente delle persone che incontriamo. Dopo i tanti viaggi e le tante esperienze internazionali avute, ho capito che alcuni vedono solo le differenze negative, etichettando l’“altra” società, giudicandola, pensando: “siamo meglio noi”. Altri vedono invece quelle positive, forse quelle che invidiano, che ritengono interessanti o particolari nella loro unicità. Se sono differenze culturali, religiose, politiche, poco importa: ciò che conta è il saperle accettare e saper riconoscere che “il mondo è bello perché è vario”.
Girando questo mondo “variopinto”, è davvero bello vedere quali degli aspetti della mia cultura contribuiscono a rendere il mio Paese conosciuto per quello che è o che era, per i suoi pregi e i suoi difetti, ma pur sempre bello nella sua particolarità.

Ilenia Braglia, Passavia

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