Vokabelkasten: 

denominare qc. – etw. betiteln; innaffiare qc. – etw. begießen; tormentare qn. – jmdn. plagen; il gioielliere – Juwelier; la particolaritàhier: Charakter; il locatore – Vermieter; l’entrata – Einnahme; l’evasione fiscale (f.) – Steuerflucht; – Jein; il sovraffollamento – Überfüllung; l’alta stagione – Hochsaison; affliggere qn. – jmdn. belasten; il chiosco – Kiosk; asserragliare qc.hier: etw. besetzen; intasare qc. – etw. verstopfen; la viuzza – Gässchen; bivaccarehier: kampieren, lagern; sprofondare – absacken; la fugacità – Vergänglichkeit; la combustione – Verbrennung; il disconoscimento – Aberkennung; il punto d’approdohier: Kreuzfahrt-Terminal; suddetto – oben erwähnt; il servizio di confrontazione di alberghi e voli – Hotel- und Flugvergleichsdienst; il calo – Rückgang; intimorire qn. – jmdn. verängstigen; la rotta – Kurs; il ricavo – Ertrag; deviare qc. – etw. umlenken; la scalinata di Trinità dei Monti – Spanische Treppe; l’infrazione (f.)hier: Verstoß; sorvegliare qc./qn. – jmdn./etw. bewachen; immergere – eintauchen; il recinto di protezione – Schutzzaun; il sostentamento – Lebensunterhalt; il posto gettonatohier: Touristen-Hotspot

Städteurlaub: Fluch oder Segen?

Italien ohne Touristen? Kaum vorzustellen – vor allem für uns Deutsche, die wir jährlich ein Fünftel der ausländischen Touristen ausmachen. Doch wer sich einmal zwischen Massen von Schaulustigen durch die engen Gassen von Venedig, Florenz und Rom gequetscht hat, der versteht, dass die vielen Touristen für Italien nicht nur eine Einnahmequelle bedeuten. Die Kehrseite des Massentourismus: verschmutzte Straßen, beschädigte Denkmäler, eine strauchelnde Hotelbranche durch Portale wie Airbnb. Welchen Schaden richten wir mit Städteurlauben an? Müssen wir rücksichtsvoller reisen? onde-Autor Julian Häußler berichtet über die jüngsten Ereignisse.

Florenz: Nehmen Touristen den Italienern die Wohnungen weg?
Già nel giugno dell’anno scorso, il turismo a Firenze si è fatto notare in modo negativo. Due grandi portali tedeschi di notizie hanno denominato con le esclamazioni “Wasser marsch” e “Platz da” il tentativo del sindaco fiorentino di impedire ai turisti di fare picnic in luoghi pubblici. Quest’ultimo, infatti, ha incaricato gli addetti alla pulizia urbana di “innaffiare” con molta acqua le piazze durante l’ora di pranzo, in modo da impedire ai turisti di sedersi in massa e di rovinare così l’estetica della città.
Ma è un altro problema, ben più profondo e prolungato nel tempo, quello che tormenta la città: la cultura degli Airbnb. Questa possibilità alternativa di pernottamento, attraverso la quale i turisti si possono sentire più vicini allo stile di vita della città, è molto popolare a Firenze. Secondo il Süddeutsche Zeitung, quasi un appartamento su cinque situato nel centro storico di Firenze viene affittato tramite il sito online. Nonostante il turismo rappresenti una fonte di guadagno enorme per la città, questo sviluppo si dimostra critico a tutti i livelli. Un gioielliere fiorentino, residente da lungo tempo in città, recentemente si è lamentato della situazione in un report in tv, dicendo di sentirsi come un panda in uno zoo. Nello stesso programma, il presidente dell’associazione locale del turismo ha criticato il fatto che la città stia perdendo la sua particolarità, dato che i fiorentini non troverebbero più appartamenti accessibili.
Per ridurre gli affitti tramite Airbnb, per gli italiani considerato più attrattivo e meno lucrativo e complicato rispetto all’affitto a lungo termine, i locatori e Airbnb devono versare, a partire dall’anno scorso, il 21 per cento delle loro entrate allo Stato. L’evasione fiscale, l’assenza di controlli e la difficile comunicazione tra Stato italiano, portale online e locatori, fanno sì che questa regolamentazione non venga, in ogni caso, completamente rispettata. In parte, i fiorentini si organizzano in base alla nuova situazione e, addirittura, adattano i loro negozi di alimentari ai consumi dei turisti, per esempio vendendo snack veloci o piatti pronti da riscaldare, oppure presentando prodotti d’importazione provenienti dai Paesi d’origine dei turisti. Ciò vuol dire, per noi turisti, che dovremmo trovare un alloggio solo in appartamenti o hotel fuori città? . È vero, il centro città verrebbe così risparmiato, ma la consapevolezza su ciò che causa il desiderio di voler essere sempre più centrali e di voler sempre di più vivere la città come un abitante del posto, è sempre più necessaria. Ma l’acuto bisogno di reagire sta all’amministrazione cittadina. Molti esempi dimostrano che una grande massa di turisti si lascia influenzare solo da regole veramente severe, come un limite massimo imposto di Airbnb.

Venedig: Bedeutet das Aus für die Kreuzfahrtschiffe eine Rettung der untergehenden Stadt?
Il centro storico di Venezia si estende per quasi sette chilometri quadrati che, ogni anno, i 55 mila abitanti devono ripartirsi con dai 25 ai 35 milioni di turisti. Questa proporzione incredibile e il sovraffollamento della città lagunare durante l’alta stagione sono risaputi: nei mass-media si sente parlare addirittura di “overtourism” e “visite all’impazzata”. La reazione dei veneziani: il trasferimento. Dal 1980, 46 mila persone hanno abbandonato la città ed è un trend che non sembra interrompersi. Ma allora, come si possono risolvere i problemi che affliggono Venezia? I turisti dovrebbero cominciare a cambiare il loro modo di agire o solo dei divieti severi possono aiutare in questo caso?
Richiami e tentativi di contenere l’azione del turismo di massa attraverso numerosi divieti esistono già da tanto tempo. Una gran parte di questi si concentra in Piazza San Marco. La speranza è quella di limitare l’accesso alla piazza, in modo da ridurre la popolarità di questa meta, fin troppo dannosa per la città. Concretamente, ci sarebbe l’idea di sviluppare un sistema elettronico per limitare le visite nella piazza più amata dai turisti. Un’altra, rigorosa alternativa sarebbe l’introduzione di un biglietto d’entrata per la città lagunare, allo scopo di ridurre l’affluenza di massa, e che costerebbe dai 25 ai 100 euro al giorno, a persona. Altre idee consisterebbero nel vietare nuovi chioschi di pizza o kebab in modo che i troppi turisti non asserraglino le piazze per pranzo, oppure nell’approvare la costruzione di nuovi hotel solo nella parte continentale della città. Si riflette anche su una possibile limitazione dei turisti “mordi e fuggi”, quelli cioè che arrivano in crociera o in bus per una gita giornaliera, che spendono relativamente meno e intasano le viuzze della città.
Una linea più moderata la sta seguendo l’amministrazione cittadina con la sua campagna #EnjoyRespectVenezia. Questa si basa su una lista di ordini e divieti, attraverso i quali viene anche mostrata la misura necessaria per “educare” i turisti. Il fatto che il “bivaccare”, cioè il fare picnic in luoghi pubblici, sia indesiderato, esattamente come a Firenze, viene magistralmente ignorato dalla maggior parte dei turisti. E allo stesso modo, viene reso sempre più necessario vietare ai turisti di dare da mangiare ai piccioni, saltare nei canali, intasare i ponti o andare in giro per la città mezzi svestiti. Su internet si possono trovare tantissimi video di turisti che affermano di non aver mai sentito parlare di questi divieti o di essersi tuffati in costume in un canale.
Ma il problema più urgente di Venezia sono le grandi navi, le navi da crociera che navigano nel Canale di Giudecca e che si appostano davanti a Piazza San Marco per permettere ai turisti di scattare tranquillamente foto alla Serenissima. Le onde smosse da queste navi scuotono le fondamenta della città, facendola sprofondare nella laguna. L’acqua del mare, che penetra sempre più nella città, mostra inoltre la fugacità di Venezia sulla facciata di ogni casa. Per di più, la combustione di olii pesanti non filtrati porta a rischi considerevoli per la salute degli abitanti della città. Una conseguenza della mancanza di misure preventive a riguardo, potrebbe essere addirittura il disconoscimento del titolo di “Patrimonio dell’UNE-SCO”. In reazione alle massive manifestazioni organizzate dagli abitanti, nel novembre 2017 è stato deciso dal Ministero delle Infrastrutture italiano di bandire dal centro storico di Venezia tutte le navi sopra le 55 mila tonnellate. Nonostante ciò, i veneziani non possono ancora tirare un sospiro di sollievo: ci vorranno forse tre o quattro anni prima che un nuovo punto d’approdo per queste navi venga costruito. E fino a quel momento, si conteranno altri 1,6 milioni (2016) di turisti “mordi e fuggi” che arriveranno con le suddette navi da crociera.
Quindi, come appare il futuro del turismo a Venezia? Davvero i turisti più poveri non dovrebbero più poter permettersi di visitare Piazza San Marco? I tentativi di educare i turisti mostreranno finalmente i loro effetti in un futuro prossimo? Rispondere a tutto ciò è difficile, ma sicuro è che la Serenissima mostra i chiari sintomi di un turismo fortemente dannoso per l’ambiente. Per “guarire” gli abitanti della città lagunare da questo problema, un approccio sarebbe quello di seguire i principi della campagna #EnjoyRespectVenezia. Per esempio: “scoprire i luoghi meno frequentati, le isole e gli eventi della città metropolitana”, “visitare le botteghe artigiane”, “ricorrere alle guide autorizzate”, “pianificare il viaggio quando la città è meno affollata”.

Rom: Wie rigoros darf die Politik mit den Touristenmassen umgehen?
Naturalmente Roma non può mancare in un’analisi sulle conseguenze del turismo di massa. Roma è la meta in Italia preferita dagli stranieri e accoglie un considerevole numero di 40 milioni di turisti all’anno, grazie ai quali la città guadagna dai 100 fino ai 120 milioni di euro attraverso le tasse. E, secondo un servizio di confrontazione di alberghi e voli, Roma risulta essere la città italiana più richiesta anche da parte dei tedeschi. Ciò nonostante, il numero di turisti a Roma aumenta lentamente e, in più, spendono sempre meno. Riguarda soprattutto gli alberghi, i quali a maggio del 2017 hanno incassato solamente l’1,2 per cento in meno rispetto all’anno precedente, ma che a lungo andare soffriranno per il calo del soggiorno turistico medio a 2,3 giorni.
Le possibili ragioni e reazioni a questo sono tante. Mentre ci si lamenta del fatto che i turisti siano intimoriti dal terrorismo, dalla mafia e dalle notizie sul razionamento dell’acqua, l’amministrazione comunale invita ad orientarsi verso un nuovo target. La rotta dell’amministrazione comunale non è quella di bilanciare la diminuzione di entrate con un aumento generale dell’attrattività, ma di moderare le masse turistiche e aumentare i ricavi attraverso i turisti benestanti e di deviare quindi il presunto sviluppo della città di Roma come “destinazione low cost”. L’amministrazione comunale e i suoi sostenitori desiderano più turisti dagli Stati Uniti e dall’Asia, i quali si fermerebbero più a lungo e preferirebbero alberghi lussuosi. Il piano per questo: convincere gli investitori insicuri a portare il numero degli alberghi a cinque stelle al di sopra dei 38 già esistenti e rendere la città più attraente per i turisti benestanti.
In particolare, è il sindaco di Roma, Virginia Raggi del Movimento 5 Stelle, a portare confusione sull’argomento del turismo. L’estate scorsa si è fatta notare per la sua decisione di non voler vietare l’accesso durante le ore notturne alla scalinata di Trinità dei Monti, finalmente riaperta dopo un restauro durato lungo tempo, sebbene gli abitanti si siano lamentati dei bivacchi, dei venditori ambulanti e degli hooligans. Perché per la Raggi, l’usabilità dei beni culturali è molto importante e vede non solo nell’amministrazione comunale il compito del mantenimento delle opere d’arte, ma in ogni persona. Pochi mesi fa, la Raggi è stata anche responsabile del divieto dei “centurioni” nel centro storico. Per lei, la limitazione al traffico stradale e l’accesso alle attrazioni turistiche sono buoni motivi per applicare questo divieto che, in caso di infrazione, porta ad una multa di 400 euro. Ma questa regolamentazione è stata rigettata dal Tribunale Amministrativo e fortemente criticata dalle vittime, che percepiscono sé stessi come degli artisti di strada.
Riguardo il problema turistico di Roma, nei mass-media si fa notare la principale fonte di preoccupazione: la Fontana di Trevi. Il capolavoro marmoreo è sorvegliato dalla polizia giorno e notte, la quale segue le rigide regole emanate da Virginia Raggi in un decreto dell’estate scorsa. È vietato fare picnic, immergere i piedi, sedersi sui bordi, lavare gli animali e bere dalla fontana. Si può arrivare ad una multa di 240 euro, anche se l’ingresso non autorizzato alla fontana può portare ad una multa decisamente più salata. Per far fronte ai numerosi casi di tuffi e bagni illeciti, la Raggi si è dichiarata a favore dell’installazione di un corridoio davanti alla fontana, attraverso il quale i turisti possono passare davanti alla fontana, senza però doversi fermare. A causa delle tante questioni in corso, si fa presto a notare che ci si trova ancora in una fase iniziale del progetto. La Raggi è particolarmente a favore, poiché non è possibile estendere ulteriormente la protezione della fontana da parte della polizia, che significherebbe allo stesso tempo una riduzione della loro presenza sulle strade. E anche se ci sono tanti punti a favore – soprattutto dopo che la costruzione alternativa di un recinto di protezione è stata respinta – sono in tanti a vederla come un’immensa perdita culturale se i turisti fossero costretti ad affrettarsi per vedere la Fontana di Trevi.
Sul web si trovano molteplici idee sull’organizzazione del turismo a Roma. Il punto che hanno tutti in comune? Roma ha bisogno dei soldi dei turisti, non solo per garantire il sostentamento per tutti i soggetti coinvolti, ma anche per il restauro delle numerose opere d’arte, il quale stato carente è stato pubblicato nei dettagli da parte del Ministero dei Beni Culturali sul web. A questo proposito, le discussioni controverse nella capitale italiana aggravano ogni pianificazione, poiché la polarizzazione e l’egoismo portano a influire, attualmente in modo poco sostenibile, sul turismo di massa.

Und was nun? Wie gehen wir respektvoll beim Städteurlaub vor?
E ora? Gli argomenti sopra citati sono delle motivazioni abbastanza valide per decidere di non andare più a Firenze, Venezia o Roma? Dovrei annullare il fine settimana progettato a Roma, dato che non riesco a permettermi un albergo a quattro stelle? Ovviamente no, perché con un (urgente) necessario riguardo ed una preparazione adeguata si riescono a ridurre considerevolmente gli effetti negativi di una vacanza in città. Forse si potrebbe pensare di arrivare in treno per tutelare l’ambiente oppure di regalare l’attenzione, oltre che ai soliti posti gettonati, ai vicoli sconosciuti e alle attività locali. Le possibilità di organizzare la propria vacanza in modo alternativo e sostenibile sono più ampie di quanto si possa immaginare. Dovremmo tutti fare un esame di coscienza, il tutto seguendo il motto #EnjoyRespectItalia.

Julian Häußler, Parma
traduzione di Ilenia Braglia, Strasburgo e Elisa Trovato, Mannheim